I miei allenatori preferiti dall'80 all'90: Osvaldo Bagnoli
- misterdartagnan

- 28 set 2021
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 29 set 2021
Per la rubrica che ho ideato è la volta di scegliere "i miei preferiti" per il decennio '80/'90. Ne ho scelti 4,e il primo,è lui; Osvaldo Bagnoli da Milano ( Bovisa ). Quando pronunci il suo nome lo accosti immediatamente al mitico Hellas Verona scudettato nella stagione '84/'85.

Da giocatore era una mezzala/mediano vecchio stampo. Tra le squadre in cui ha militato c'è il Milan,l'Udinese,il Verona e la Spal. Da allenatore ha fatto applicare alle sue squadre,sopratutto al Verona,il famoso "catenaccio" seppur in fase difensiva adottasse una marcatura a "zona-mista",nel quale il centrocampo era chiamato ad un lavoro di pressing aggressivo. In fase di possesso palla chiedeva ai suoi giocatori di rallentare il gioco e far girare il pallone,oppure colpire velocemente in contropiede sfruttando al massimo il gioco sulle fasce e le verticalizzazioni. Impiegava un giocatore con compiti di regista arretrato e uno come regista avanzato e schierava i suoi uomini cercando di rispettarne le caratteristiche tecniche e tattiche. Prediligeva lavorare su un gruppo ristretto, evitando il più possibile il turnover, ed era un abile motivatore e comunicatore con i propri giocatori, di cui cercava la collaborazione. Iniziò ad allenare,come vice,dove smise da giocatore,vale a dire Verbania. In un incontro tra vecchi amici,ritrova Pippo Marchioro,il quale gli trasmette un principio fondamentale; "nel calcio non contano i moduli ma i giocatori". Osvaldo prova ad allenare come primo allenatore, ma l’inizio sarà una falsa partenza, di quelle che possono stendere, dato che un esonero a metà stagione dalla Solbiatese, squadra del varesotto militante in serie C, non è un ottimo biglietto da visita per sperare in future proposte di lavoro. La seconda e decisiva opportunità per allenare arriva proprio da Marchioro, autentico uomo del destino, che chiama l’amico per fargli da vice al Como nel 1974, nel campionato cadetto che vedrà i lariani promossi in Serie A. Nell’annata successiva, Bagnoli sceglierà di non seguire Marchioro al Cesena, ma resterà ancora a Como a fare il vice, per poi assumere i gradi di primo allenatore, a stagione in corso, ottenendo una preziosa conferma pur senza evitare la retrocessione. In seguito girovaga per l'Italia,allenando nell'ordine; Rimini,Fano e Cesena. L’esperienza in Romagna dura un biennio e culmina con la promozione nella massima serie nel 1981, ma il ritorno tra i grandi per Bagnoli è rimandato perché nel frattempo lui ha già scelto di accettare la proposta, irrinunciabile, dell’Hellas. Dopo più di vent’anni d’attesa, finalmente Verona. In rosa cerano diversi "scarti" delle grandi. Vedi Garella,Tricella,Di Gennaro,Fanna. E nel 1984/85,mentre il Napoli prendeva Maradona,la Roma Falcao,l'Udinese Zico, il Verona acquistava il roccioso Hans Peter Briegel, terzino sinistro della Germania, e cavallo pazzo Preben Elkjaer Larsen, attaccante danese. Personaggi adatti per rinforzare un Verona volto a condurre un’annata tranquilla, nella medio-alta classifica. Osvaldo anche nei momenti difficili non alza mai la voce, mai sopra le righe con i suoi ragazzi, non spetta a lui il ruolo del padre padrone, e così a febbraio i gialloblu passano indenni le prove del fuoco contro Inter e Juventus, con due pareggi su rimonta, per poi battere Roma e Fiorentina. Nonostante la sconfitta interna contro il Torino, l’Hellas in aprile guida ancora la classifica, e lo fa da settembre !! Si inizia a parlare di Verona - scudetto ...seppur a bassa voce. Si concretizza con la rete di Elkjaer, che pareggia i conti dopo il vantaggio dei nerazzurri orobici, è il timbro sullo scudetto e un marchio indelebile che stabilisce un prima e un dopo per quel gruppo assemblato dall’artigiano Osvaldo Bagnoli,che rimarrà altre 5 stagioni ma senza replicare tale risultato,pur partecipando alla Coppa Uefa e Coppa dei Campioni. Passa così al Genoa restandoci 2 stagioni.

Dopo un avvio stentato in cui rischia pure l'esonero,vince il derby con la Sampdoria e da li inanella una serie di prestazioni e vittorie che lo proiettano al 4° posto in classifica. In rosa vi erano giocatori talentuosissimi come Pato Aguilera,Branco,Skuhravj,nonché il compianto Gianluca Signorini,nel ruolo di Capitano. Centra la qualifica e partecipa alla Coppa Uefa arrivando fino in semifinale contro l'Ajax. Poi giunge l'esonero che lo porterà a trovare un contratto con l'Inter. In un’Inter depotenziata dei tedeschi Matthaüs, Klinsmann e Brehme, Osvaldo guida il Biscione al secondo posto, dietro l’irraggiungibile Milan di Capello, facendo di necessità virtù, con Schillaci lontano parente di quello delle notti magiche, con la meteora Pančev e il solo Ruben Sosa come innesto di alto livello. Il secondo anno sulla panchina nerazzurra sarà segnato da una campagna acquisti fatta senza tenere conto del parere di Bagnoli, dal pessimo rapporto con i nuovi arrivi Bergkamp e Jonk, e da un rendimento altalenante della squadra. Nel febbraio ’94 arriverà l’esonero, il secondo della carriera, come ai tempi della Solbiatese.

Osvaldo avrebbe almeno voluto completare quella stagione, ma il sentore di un mondo che sta cambiando gli giunge sempre più forte. No, il calcio che va avvicinandosi agli anni duemila non fa più per lui. Non fa per lui dover trattare i giocatori come bambini viziati, o dover pensare alla loro vita extra-campo, dover fare lo psicologo o il padre padrone a seconda delle necessità. Non basta più la sua artigianalità nell’assemblare una squadra e non basta più un solo sguardo per capirsi coi suoi ragazzi. In pratica è ormai inadeguato, come gli viene rinfacciato.
Anche di fronte alle numerose offerte che gli arrivano, Osvaldo Bagnoli, a 59 anni, dice stop, uscendo dalla porta di servizio di un’ambiente che si dimenticherà in fretta di lui.





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