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I miei allenatori preferiti dal '70 all'80: Luigi (Gigi) Radice.

  • Immagine del redattore: misterdartagnan
    misterdartagnan
  • 17 ago 2021
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 18 ago 2021

Voglio iniziare da questo decennio,essendo io un '74 ed essendo stati per me, questi 5 allenatori di Serie A e tutti quelli che vi andrò a presentare, quelli che "appiccicavo" nell'album Panini proprio in quegli anni. Ovviamente li ho scelti conoscendoli poi nel tempo,studiandoli,guardando le loro partite o interviste,perché credo sia doveroso studiare i "maestri" che ci hanno preceduto. Fanno parte della storia del calcio. Non li ho scelti per i trofei vinti o persi,non mi interessa questo. Li ho scelti perché mi piacciono !! Perché mi hanno trasmesso qualcosa !! Dopo di loro seguiranno i decenni '80 - '90, '90 - 2000, '00 - '10 e '10 - '20 !! Dicevo...ne ho scelti 5. Perché 5 ? Perché 5 sono le dita di una mano. Il 5 del saluto a mano aperta e di quello "moderno" che si fà in campo da qualche anno!! E il primo a cui voglio dare l'onore di aprire questa carrellata è: Luigi (Gigi) Radice,detto anche "Sergente di ferro ". (Cesano Maderno, 15 gennaio1935Monza, 7 dicembre2018)

Dava di sé un immagine austera in effetti. Persino nelle immagini di gioia e di massima esaltazione,appare perfettamente composto. Mai un capello fuori posto, il vestiario impeccabile, anche le braccia spalancate mentre viene portato in trionfo dopo uno scudetto irripetibile e non a caso mai più ripetuto dal Torino dal 1976.


Da allenatore bisogna dargli atto che è stato il promotore del pressing a tutto campo. Ora sorvolando ciò che fece da calciatore,tra l'altro anche molto sfortunato tant'è che dovette chiudere la carriera anticipatamente per un fastidiosissimo infortunio mai del tutto recuperato,iniziò subito ad allenare in quel di Monza,appena retrocessa dalla Serie B. Nel 1972-73 guida il Cesena a una storica promozione in A, quindi il primo assaggio con una delle piazze più importanti della sua vita, Firenze. Il sesto posto alla guida di una giovanissima Fiorentina non è da buttare via, la conferma pare scontata, ma in società hanno un’idea bizzarra: affiancargli Nereo Rocco come direttore tecnico. Prende e se ne va. E pensare che aveva anche rifiutato l'Inter per rimanere a Firenze !! C'è quindi rammarico. Molto. Poi,arriva la chiamata del Cagliari e lo salva. I sardi sono pronti a rinnovargli il contratto,ma questa volta è lui a nicchiare,in quanto sà di avere suscitato interesse al Torino. Infatti va. La zona mista e il pressing di Radice accendono la scintilla, anche se è la Juventus a mettere le mani sul campionato 75/76, o almeno così sembra. Campioni d’inverno con tre punti sui granata, a fine febbraio le lunghezze diventano cinque. Ma il Torino non molla, è una squadra destinata a entrare nella leggenda. Infatti dopo aver battagliato e approfittato di qualche "staccata" juventina,il Torino diventa Campione d'Italia vincendo lo scudetto !!


Dalla gioia al dolore è un attimo. Nel '79 fu coinvolto in un incidente stradale in cui il suo collaboratore Barison,perse la vita mentre lui non se la passò per niente bene per un bel pò di settimane. Ma si riprese,fortunatamente. Tornò in panchina ma il Torino lo esonerò. Ci rimase troppo male. Si rigetta nella mischia accettando la panchina del Bologna appena travolto dal fango del Totonero. Parte con cinque punti di penalizzazione, chiude brillantemente al settimo posto, arriva in semifinale di Coppa Italia. Si conquista la chiamata del Milan neopromosso. Ma con 12 punti in 16 partite,penultimo posto,Farina lo esonera. Accetta la chiamata in corso del Bari, in piena lotta per non retrocedere dalla B alla C. Colleziona tre vittorie, cinque pareggi e cinque sconfitte nelle tredici giornate conclusive ma non basta per la salvezza. È invece sufficiente per la chiamata dell’Inter, un po’ inattesa. Resta in nerazzurro per una sola stagione e torna al Torino. Si avvicina a vincere un altro scudetto,secondo solo al Verona di Bagnoli. Ma a dicembre 1988 ecco arrivare un altro esonero inaspettato. Poi la Roma di Dino Viola,che aveva già in "canna" Bianchi... Infatti,nonostante Radice avesse giocato un campionato pazzesco,accendendo la tifoseria romana,Viola,già in accordo con Bianchi,lo presentò dando il benservito a Gigi il quale aveva detto no ad un ritorno a Firenze. Andò poi al Bologna col tentativo non riuscito di salvarlo. Di nuovo Firenze,quella Fiorentina di Cecchi Gori,figlio,e del primo Batistuta. Con un colpo di teatro dei suoi,lo esonera in pratica davanti ai giornalisti. Poi tornerà al cagliari e al Genoa. Chiuderà nel "suo"Monza portandolo dalla C alla B,poi un nuovo esonero. Gli ultimi anni di vita di Radice sono stati di sofferenza per la malattia. Il calcio,a mio parere,lo aveva lentamente allontanato,messo ai margini,immeritatamente. Era un uomo di altri tempi. Era onesto e capace. Gentile e riservato. Del "suo" Torino disse: «Del Torino mi resta il sapore di uno stato d’animo, una cosa che ha molto a che fare con l’orgoglio, con il senso di appartenenza e, parlando di derby, per i bianconeri ha a che fare con la paura. Come succede ai ricchi che temono di perdere in un colpo tutti i loro beni. Se non hai niente, salvo quello che porti dentro di te, non puoi perdere niente». Ci ha lasciato nel 2018. R.I.P. Mister !! Un sincero e rispettoso abbraccio al figlio Ruggero,mio amico e collega.

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