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I miei allenatori preferiti dal '70 all'80: "Il Barone" Nils Liedholm

  • Immagine del redattore: misterdartagnan
    misterdartagnan
  • 20 ago 2021
  • Tempo di lettura: 3 min

Soprannominato il Barone per la sua signorilità,ha legato la maggior parte della sua carriera all'Italia, prima come giocatore nel Milan e poi come allenatore in vari club, tra cui lo stesso Milan e la Roma. È morto il 5 novembre 2007 ad 85 anni a Cuccaro Monferrato, dove possedeva dal 1973 un'azienda agricola (la tenuta "Villa Boemia e viveva trascorrendo il tempo a occuparsi dei suoi vigneti insieme al figlio Carlo ). Calcisticamente gioca nella società della sua città natale,Valdemarsvik,poi IK Sleipner e IFK Norrköping,prima di venire in Italia al Milan ( famoso il trio Gre-No-Li : Gunnar Gren, Gunnar Nordahl e il capitano Liedholm ) dove vinse 4 scudetti prima di ritirarsi dall'attività e iniziare ad allenare. Lo fece nel Milan,poi Verona,Monza,Varese e Roma. A Verona e Varese ottene due promozioni in A. Fu tra i primi, in Italia,ad adottare la difesa a zona argomento predicato con lezioni sospese tra filosofia calcistica e battute paradossali sempre appropriate a discenti che non trovavano argomenti per poterlo contraddire. Classe, eleganza e carisma caratterizzarono la sua lunga esperienza di allenatore, durante la quale ebbe la lungimiranza di lanciare, ancora molto giovani, prospetti che divennero campioni: Bettega, Antognoni, Di Bartolomei, Conti, Baresi, Maldini. Due le squadre più importanti della sua vita: il Milan, di cui era tifoso, e l’amata Roma, nel tempo in cui la città sapeva ancora incantare i suoi migliori avventori. Nonostante abbia cambiato varie squadre è rimasto sempre fedele a qeul suo italiano forzatissimo,anche dopo anni e anni di residenza nel nostro Paese.


Qualche suo aneddoto memorabile: «Il calcio è sempre eguale. Io da trent'anni mi scrivo tutto su un diario, e ho scoperto che è sempre eguale. Ai miei tempi ti posso assicurare che i grandi svedesi degli Anni Cinquanta hanno imparato tutto dai tecnici magiari d'allora, soprattutto da Laios Czeizler. E così, quando ho cominciato ad istruire ragazzi nel vivaio del Milan, conoscevo il mestiere come adesso o forse di più. Con la squadra giovanile del Milan superammo la Romania di Kovacs 2-0 e Kovacs s'ispirò ai miei sistemi di preparazione, dove la palla c'entra il più possibile, e diventò famoso. Mi scrive ancora, mi scrive sempre, ovunque si trovi. Dal vivaio di quel Milan uscirono Maddè, Lodetti, Prati e tanti altri. Prati mi fu "regalato" da suo zio, che era stato un mio accanito tifoso. Maddè e Lodetti costarono 50.000 lire. A Lodetti facevo fare un tipo d'addestramento "svedese", non senza rimorso. Dopo un po', infatti, diventò un imbattibile cursore. Però fu un'eccezione. Io preferisco addestrare gente che sappia tenere la palla e cavarsela alla meglio in ogni ruolo. Con una buona tecnica di gruppo, si può dar la paga a squadre anche blasonate».


altre aneddoto: «Quando ero giovane dicevo che dovevo vivere da vecchio e ci sono perfettamente riuscito. Non era però vita umana e sarebbe pazzesco pretenderla dai giocatori d'oggi. Se avevo voglia di fare all'amore mi dedicavo a letture di psicologia e i desideri passavano. Dopo aver lavorato cinque giorni la settimana, al sabato non andavo neppure a ballare. Mi sembrava peccato, ritenevo fossero ore sprecate. Avevo il calcio, sempre il calcio nel cervello. Una malattia. Da casa a scuola erano sette chilometri. Ebbene, da ragazzino, li. percorrevo a piedi, dietro un sasso che colpivo ripetutamente coi due piedi. Sempre quello per sette chilometri. Lo sapevi?». Questo e molto altro era il Barone !

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